l’area dei templi dello scoglietto
l’area dei templi dello scoglietto
L’area dei templi dello Scoglietto sorge sul promontorio omonimo a circa 4km di distanza dal l’attuale linea di costa tirrenica, all’interno del Parco Regionale della Maremma.
Il sacello e il santuario di Diana Umbronensis
Le indagini archeologiche del 2010 hanno permesso di riportare alla luce i resti monumentali del tempio e del santuario dedicati a Diana Umbronensis.
Nel 2003, due guardie del Parco avevano rinvenuto un’epigrafe su lastra di marmo recante la dedica di un luogo di culto a Diana dell’Ombrone. L’epigrafe, oggi conservata al Museo Archeologico e di Arte Sacra della Maremma a Grosseto, ricorda Dyonisius uno schiavo o liberto della famiglia degli Haterii di Ostia e la sua volontà di culto verso la divinità.
Il piccolo sacello presenta una pianta rettangolare con esedra trapezoidale che conteneva una nicchia. Sul ripiano della nicchia doveva essere presente una delle due statue rinvenute durante gli scavi. Si tratta dell’effigie di una figura femminile di cui si conserva solo la parte inferiore del corpo. Ad essa era pertinente un basamento in marmo, anch’esso ritrovato nello strato di abbandono prospiciente la nicchia. Subito al di sotto si collocava, invece, una fossa votiva, costruita per accogliere le offerte a Diana. Il deposito, pressoché intatto, ha restituito 35 lucerne in sigillata italica, 10 monete bronzee, un vago di collana in pasta vitrea, 2 balsamari vitrei e un bronzetto votivo raffigurante un cane.
L’edificio di culto era completato da due panchine murarie laterali ai perimetrali Nord, Est ed Ovest, mentre sfugge al momento il tipo di ingresso. Infatti le indagini hanno al momento permesso la messa in luce della sola cella.
La cella era pavimentata nella sua ultima fase d’utilizzo con un semplice letto di malta al centro del quale si posiziona la base in pietra che ospitava l’altare con le statue votive. Durante gli scavi sono, infatti, emerse due statue marmoree raffiguranti Diana e Apollo.
Attorno al sacello, a partire dal I secolo d.C., fu realizzato un santuario in opus mixtum, di almeno 7 ambienti. Due di questi conservano ancora l’ultima pavimentazione in opus signinum con inserti marmorei, mentre una terza stanza è pavimentata in semplice cocciopesto. Una piccola aula absidata si colloca lungo il perimetrale Nord del santuario ed era pavimentata con un mosaico bicromo in tessere nere (cornice) e bianche.
Due ambienti, nella porzione orientale, sembrano essere stati adibiti a cantine o disimpegni di servizio e si collocano ad una quota inferiore rispetto alle altre stanze. L’ultimo ambiente, infine, si caratterizza per una pavimentazione in opus spicatum e per il riuso di un elemento architettonico in travertino come soglia.
Sia il sacello che il santuario conobbero almeno 3 grandi fasi edilizie da spalmare lungo il periodo compreso tra la fine del I secolo a.C. e la metà del II secolo d.C.; è ad oggi ipotizzabile una costruzione iniziale da collocare entro il periodo augusteo, con una importante fase di ampliamento nel periodo adrianeo.
Si accedeva all’area religiosa attraverso un varco tagliato sul fianco orientale del promontorio. Risulta altamente probabile che le roccia di risulta di questa operazione sia stata utilizzata poi per la costruzione dell’intero santuario e tempio.
Le strutture relative al santuario e al tempio di Diana furono abbandonate nel corso della metà del II secolo d.C. e non furono più riutilizzate in seguito.
Il tempio di età severiana
Lo scavo archeologico ha permesso di individuare un tempio di età severiana, databile tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C., caratterizzato da una pianta rettangolare con abside terminale, e vi si accedeva tramite una piccola rampa di accesso prospiciente una piazza pavimentata in opus spicatum. La facciata dell’edificio religioso era del tipo in antis con colonne laterizie rivestite da semplice malta.
La struttura templare era rivestita all’esterno da lastre di marmo proveniente dall’Egitto: il rivestimento interessava il basamento dei perimetrali, mentre la restante parte poteva essere semplicemente intonacata. Lungo la porzione superiore, vicino al soffitto, correva una cornice ottenuta tramite mensole modanate di marmo e pietra locale.
La copertura era invece di tegole e coppi disposti a doppio spiovente.
Internamente le pareti erano rivestite di lastre di marmo, mentre il pavimento era decorato in opus sectile con una decorazione geometrica.
Gli elementi marmorei e le decorazioni sembrano con tutta probabilità provenire dalla spoliazione sistematica del vicino tempio e santuario di Diana, oramai distrutto e in completa rovina.
Alla metà del IV secolo d.C. si datano i primi abbandoni della struttura: in questa fase si colloca una sepoltura, orientata N-S ai cui piedi è stata rinvenuta una moneta databile entro e non oltre il 348 d.C.
Entro la fine del IV secolo, l’area del tempio appare completamente abbandonata e la struttura sistematicamente demolita. Tale ipotesi è supportata dal rinvenimento di consistenti blocchi di murature dei perimetrali assieme ad un’area in cui fu dissacrata la statua marmorea custodita all’interno della cella. Risulta quindi probabile la possibilità che la distruzione sistematica del santuario severiano sia ascrivibile alle conseguenze della promulgazione dell’Editto di Thessalonica, con il quale si sanciva la religione cristiana come culto ufficiale del’Impero e si procedeva alla distruzione o conversione dei luoghi di culto pagani. Non è quindi forse un caso che le monete utilizzate come ex-voto all’interno del tempio severiano concludano la loro cronologia pochi anni prima dell’Editto del 380 d.C.
La capanna in pisé e l’insediamento tardoantico sullo Scoglietto.
Sui livelli di crollo si impostò una nuova tipologia insediativa: sul lato meridionale del tempio fu costruita una capanna circolare con fossa interna semi-scavata le cui pareti erano in pisé. Si conservano tuttora le buche per l’alloggio delle assi lignee verticali che formavano l’intelaiatura dei perimetrali. A difesa o a regolarizzazione di proprietà di questa struttura abitativa fu costruito un muro in terra sul versante occidentale, mentre una palizzata lignea segnava un ulteriore limite all’interno del nuovo abitato posto in prossimità delle rovine del tempio. Duranti gli scavi sono emersi i resti di una semplice viabilità interna composta da argilla e frammenti laterizi riusati dai crolli della struttura romana. Inoltre, sul lato orientale fu tagliata la spessa preparazione del pavimento del tempio severiano sino al perimetrale est per permettere l’alloggio di una strada in ciottoli e argilla che conduceva verso l’ampio canalone di servizio verso l’area dei templi.
L’insediamento dello Scoglietto fu interamente distrutto da un incendio intercorso entro la metà del VI secolo d.C.: tracce di questo evento sono state registrate in tutte le aree di scavo e nei crolli successivi.
L’area fu poi completamente abbandonata e la vegetazione ha ricoperto tutte le strutture.